Christian Duguay, Francia 2017 - 110'

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Joffo di Parigi, di origini ebraiche, manda i figli nel sud della Francia. Joseph e il fratello Maurice lottano per ritrovare i genitori e sopravvivere in un mondo ostile. Il film è basato sul romanzo autobiografico di Joseph Joffo pubblicato nel 1973.

Sinossi

Parigi, 1942. Joseph e Maurice sono due fratelli ebrei che vivono nella Francia occupata dai nazisti. L’inasprirsi delle leggi razziali, seguite da carcerazioni, persecuzioni, deportazioni spingono Romand, il padre dei due ragazzini, a cercare una via di salvezza e chiede loro di andare via da casa per raggiungere la parte Sud della Francia, in quel momento libera dalle truppe naziste. I due fratelli iniziano così un lungo e complicato viaggio attraverso la Francia in cui ogni tappa è un tentativo di sopravvivenza. In testa, la parola d’ordine suggerita dal padre prima di farli andare via e cioè non dire mai e a nessuno di essere ebrei. Joseph e Maurice cercano di mantenere la promessa fatta al papà, si aiutano a vicenda, cercano di farsi coraggio, incontrano persone cattive e persone buone, attraversano villaggi, sentieri di montagna, sopportano fame e freddo nella speranza, un giorno non lontano, di poter riabbracciare per sempre la propria famiglia. Sono poco più che bambini.

Approfondimento

Il film è tratto dal romanzo autobiografico di Joseph Joffo, pubblicato in Francia nel 1973, tradotto in diciotto lingue.

Il motivo che spinge Joseph Joffo a scrivere il libro “Un sacchetto di biglie” a distanza di trent’anni dall’esperienza vissuta è il bisogno che resti memoria non tanto di ciò che ha vissuto lui personalmente, considerato che è stato comunque fortunato rispetto a moltissimi altri bambini che in quel periodo trovarono una morte atroce. Ciò che ha mosso Joffo a scrivere è più che altro il bisogno che resti memoria delle leggi razziali e del genocidio degli ebrei, come se la naturale scomparsa, anno dopo anno ormai, di coloro che sono sopravvissuti alle persecuzioni e ai lager, costituisse per Joffo un serio pericolo per il presente e il futuro. Avere memoria delle leggi razziali e del genocidio significa capire come si formano nelle società, anche libere e democratiche, la paura del “diverso” e il conseguente desiderio di allontanarlo, annientarlo perché su quel “diverso” vengono riversate le cause delle difficoltà, delle crisi economiche, dell’aumento delle povertà e si crede quindi che eliminando “il diverso” tutti i problemi saranno risolti. Il nazismo considerò gli ebrei il pericolo numero uno da abbattere, allontanare, isolare, annientare avendoli considerati “razza inferiore” e colpevoli dei mali e delle difficoltà economiche, sociali che la Germania stava attraversando. Razzismo e odio che veniva da lontano certo, ma che il nazismo ha trasformato apertamente in regola, legge di Stato dando il via a una caccia all’ebreo e al diverso che comprese anche tutti gli “impuri” cioè coloro che secondo l’ideologia nazista non rientravano nel disegno della razza pura ariana, l’unica per loro accettabile. E tra gli “impuri”, oltre agli ebrei, ricordiamo anche i malati psichiatrici, gli zingari, i nati con malformazioni fisiche o mentali, gli omosessuali. Razzismo e odio che trasformarono il modo di pensare anche di chi fino a quel momento aveva sempre convissuto con gli ebrei e i “diversi” senza particolari problemi e che da un giorno all’altro si è sentito autorizzato ad offenderli, a maltrattarli, a isolarli, a denunciarli fino a giustificare i ghetti e i campi di sterminio. Un orrore assoluto in un’Europa che aveva già conosciuto le atrocità della Prima guerra mondiale e in una Francia che aveva generato quei principi straordinari dell’Illuminismo che sono Libertà, Uguaglianza, Fratellanza.

Joffo quindi desidera restituire una testimonianza di per sé terribile ma si affida alla distanza del tempo, facendo parlare quel bambino di soli dieci anni che all’improvviso ha dovuto abbandonare la casa, la famiglia, i compagni, la scuola senza neanche capire perché. L’autore avrebbe potuto raccontarla facendo parlare l’uomo adulto che è diventato, usando forse parole più dure o più sagge, interpretando il passato in maniera più ampia e complessa. E invece sceglie una strada in cui a prevalere sono sì l’atrocità della guerra e l’assurdità dell’odio razziale, ma soprattutto un certo senso dell’”avventura” in cui bisogna non fermarsi davanti al pericolo, in cui bisogna pensare sempre che ce la si può fare, in cui ci si pensa come a degli eroi di tutti i giorni. In altre parole, per quanto la storia sia vera e vissuta in uno dei periodi più bui del ‘900, Joffo sceglie la speranza, la vita, la luce e nel fare questo sceglie di raccontarla come se avesse ancora dieci anni. Cioè un’età in cui il senso dell’ingiustizia lo si avverte in maniera forte ma non lo si capisce del tutto e quindi non lo si accetta e basta, non lo si giustifica per niente e si cerca di combatterlo istintivamente, sfidando anche il peggior nemico.

Sul fronte cinematografico, anche il regista Duguay racconta la storia dal punto di vista di Joseph, creando un lungo flashback di due anni e mezzo. «Tutto è rimasto uguale – dice la voce fuoricampo del ragazzino all’inizio del film – eppure tutto sembra più piccolo. Forse perché sono cresciuto io. Quanto è passato, due anni e mezzo!» La guerra, le difficoltà, la fame, l’incontro con tante persone diverse fanno crescere in fretta e il mondo all’improvviso, anche solo a distanza di poco tempo, appare molto più piccolo. Chissà se questi pensieri di Joseph appartengono anche a tutti quei bambini, oggi, costretti a lasciare la propria terra, la propria famiglia per attraversare deserti, montagne e mari, spinti dalla necessità di vivere. Ha detto Joseph Joffo in un'intervista: «In questo momento, la storia che ho vissuto io, risuona in modo particolarmente forte. A causa dei conflitti recenti, anche i bambini di oggi sono costretti a fuggire. Come noi cinquant’anni fa, si ritrovano per strada, completamente isolati e lasciati a sé stessi. Spero che il film ci sproni a interrogarci sul destino dei bambini e di queste famiglie distrutte.»

Riflessioni

  • Prova a descrivere Joseph e Maurice. Chi sono, come cambiano durante i due anni e mezzo in cui si svolge la storia del film, cosa ti ha colpito di loro due?
  • Durante il loro percorso che genere di persone incontrano? Fai una distinzione fra quelle che li aiutano e quelle che invece usano cattiveria nei loro confronti.
  • Le persone che hanno aiutato Joseph e Maurice sono la dimostrazione che anche in situazioni tragiche e rischiose ci si può opporre alle ingiustizie. Tu cosa ne pensi: è meglio non intromettersi in faccende altrui e non rischiare la vita o vale sempre la pena lottare contro le ingiustizie?
  • Secondo te, cosa riesce a tenere in vita i due ragazzini e Joseph in particolare, in un periodo così tragico?
  • Cosa voleva dire “essere ebreo” durante la Seconda guerra mondiale?
  • Pensi che il razzismo, l'odio razziale, le persecuzioni abbiano riguardato solamente quel periodo preciso della storia umana o conosci altri casi, situazioni di razzismo o altri genocidi di cui hai sentito parlare e che ti hanno particolarmente colpito? Confronta la tua risposta con quella degli altri compagni e insieme create una specie di mappa su cui riflettere.
  • Da cosa nasce, secondo te il razzismo? Confrontati con i compagni di classe, facendo degli esempi
    concreti.
  • Scegli una scena del film che ti ha particolarmente colpito e descrivila, indicando il tipo di inquadrature, i colori, i dialoghi e la musica (se ce ne sono). Poi mettila in scena con i tuoi compagni. Quali sensazioni provate? Credi che i personaggi compresi nella scena abbiano sentito le stesse vostre emozioni?
  • Ci sono altri libri o film che hai visto sullo stesso argomento? Fai un confronto mettendo in risalto quali informazioni o conoscenze diverse ti hanno offerto.

Spunti didattici

Film sullo stesso argomento

  • Arrivederci ragazzi di Louis Malle (Francia, 1987) – La storia di tre ragazzini ebrei, clandestinamente ospitati in un collegio cattolico, che vengono prelevati dagli sherri della Gestapo.
  • L'isola in Via degli Uccelli di Soren Kragh-Jacobsen (Danimarca, Germania, Gran Bretagna, 1997) – Un ragazzino riesce da solo a sopravvivere nel ghetto di Varsavia portandosi dietro il “Robinson Crusoe” e giocando con un topolino di nome Neve.
  • La fuga degli innocenti di Leone Pampucci (Italia, 2004) – Le vicende di un gruppo di bambini e di ragazzi ebrei dell'Europa centro orientale che, in fuga dalla persecuzione nazista, viene accolto in Italia.
  • Sopravvivere coi lupi di Vera Belmont (Belgio, Germania, Francia, 2007) – Il disperato e avventuroso viaggio di Misha, una bambina ebrea di 7 anni, verso l'Europa dell'Est alla ricerca dei suoi genitori.
  • Vento di primavera di Rose Bosch (Francia, Germania, Ungheria, 2010) – La storia del dodicenne Joseph che nel 1942 viene portato con i genitori e altre migliaia di ebrei nel Velodromo di Parigi.
  • Corri ragazzo corri di Pepe Danquart (Germania, Francia, Polonia, 2013) – La storia di Srulik, bambino ebreo di otto anni, fuggito dal ghetto di Varsavia che si finge un orfano polacco per scampare alle truppe naziste.
  • Il viaggio di Fanny di Lola Doillon (Francia, 2016) – La vera storia di Fanny Ben-Ami e delle sue sorelle nella Francia occupata dai nazisti.

Letture consigliate sui temi affrontati nel film

  • Corri ragazzo corri di Uri Orlev (Salani Editore, 2001) – Una fuga senza fine, solo per salvarsi la vita. Un bambino di otto anni, fuggito dal ghetto di Varsavia che arriva a dimenticare di essere ebreo.
  • I ragazzi della Shoah di Luciana Tedesco (Paoline Editore, 2010) – Un libro che raccoglie sotto forma di racconti lettere e testimonianze dal 1938 al 1945. I protagonisti sono sempre bambini e ragazzi ed è il loro punto di vista sulla guerra e le sue conseguenze, sulle barbarie perpetrate e le continue vessazioni subite, ad essere narrato.
  • Le valigie di Auschwitz di Daniela Palumbo (Il battello a vapore, 2011) – Le storie di quattro ragazzini che in un'Europa dilaniata dalle leggi razziali, vivono sulla loro pelle l'orrore della deportazione.
  • La Shoah dei bambini di Bruno Maida (Einaudi Editore, 2013) – Un libro che attraversa “con occhi di bambino” le tragiche vicende della persecuzione antiebraica.
  • Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre e Daniela Palumbo (Piemme Editore, 2015) – La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana, tredicenne, di ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata.
  • Il diario di Anna Frank di Anna Frank, nelle sue varie edizioni.

(Scheda tratta e adattata da Il Nuovo Fantarca)